Noirfonce è dedizione alla curatela: mettere in mostra non solo il prodotto, ma anche le profonde sorgenti di creatività e racconto che definiscono il nostro mondo. A volte, questa espressione richiede più di una scatola di sneakers.
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La settimana scorsa siamo andati oltre l’ordinario per vivere qualcosa di profondo: la presentazione del nuovo, coinvolgente lavoro di Taquen, “Hopeless Horizon”.
Non è il solito diario di viaggio. È un racconto crudo e viscerale, il diario di un viaggio nel deserto, sia esteriore che interiore. Nato dalla sua esperienza con The Jaunt nel 2025, Taquen si è recato nei campi profughi saharawi di Tindouf, in Algeria, non solo come visitatore, ma per partecipare alla corsa benefica Sahara Marathon.
Ma “Hopeless Horizon” non parla della corsa. Parla di ciò che ha visto, di ciò che ha provato e dell’incredibile, indistruttibile spirito umano del popolo saharawi. È una storia di lotta, sì, ma soprattutto di profonda resilienza e di un popolo che si rifiuta di rinunciare alla speranza. Con un prologo di Taleb Alisalem, il libro è una finestra intima su un mondo spesso dimenticato, raccontato con la sincerità e la profondità tipiche di Taquen.
La cornice di questo incontro intimo era curata e cruda quanto l’opera stessa: uno studio fotografico splendidamente riconvertito, trasformato per una sera in una galleria sofisticata e suggestiva. Gli elementi industriali originali offrivano il contrappunto perfetto alle potenti opere uniche di Taquen, spesso monocromatiche, appese strategicamente e capaci di invitare all’introspezione sotto un’illuminazione mirata.
L’energia nella sala era palpabile e rispettosa. A testimonianza della forza d’attrazione della visione autentica di Taquen, le sue opere uniche hanno cominciato a vendersi prima ancora che la presentazione iniziasse ufficialmente. Questa risonanza immediata dice molto sul desiderio collettivo di racconti autentici e di un’arte che abbia un vero peso.
È stata una serata fatta di conversazioni profonde, rispetto silenzioso e un apprezzamento condiviso per l’arte come veicolo di storie essenziali. “Hopeless Horizon” di Taquen e la mostra che lo accompagnava ci hanno ricordato con forza che, a volte, le cose più belle non fioriscono solo nei giardini curati, ma nel cuore dei paesaggi più difficili.
Scopri il lavoro di questo incredibile artista qui.




